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domenica 16 luglio 2017

Recensione "Dark Red" di CJ Roberts

Buongiorno Rumors! Finalmente è uscito il tanto atteso Dark Red di CJ Roberts. Secondo e ultimo capitolo della Captive series. Silvia lo ha letto in anteprima per noi!
Titolo: DARK RED 
Serie: Captive series 
Autore: CJ Roberts
Editore: Newton Compton
Genere: Dark Romance
Prezzo euro e-book 3,99

Eccitante, intrigante, pieno d'azione
Qual è il prezzo della redenzione?

Salvato dalla schiavitù sessuale da un misterioso agente pakistano, Caleb porta il peso di un debito che dev'essere pagato con il sangue.
La strada è stata lunga e costellata di incertezze, ma per Caleb e Livvie sta per finire tutto.
Finirà per rinunciare alla donna che ama pur di avere vendetta?
O sarà lui stesso a sacrificarsi?
«A Caleb sembrava che la natura degli esseri umani ruotasse intorno a una verità empirica: volere quello che non possiamo avere. Per Eva, era il frutto dell'albero proibito. Per Caleb, era Livvie.»



“Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce.” (cit.)

Ciao Rumorine,
Caleb e Livvie… secondo atto. Vi anticipo che per leggere questo libro, dovete assolutamente leggere Dark blue uscito lo scorso agosto. E dovete leggerlo con molta attenzione.
“Vivisezionata. Accesa-spenta-ronzio-ronzio-accesa-spenta. Mi manchi, Caleb.”
Che cosa è successo a Livvie? Dove si trova Caleb?
Il secondo romanzo della Captive series si snoda attraverso una specie di viaggio nel tempo.
Nel presente troviamo Livvie, ricoverata presso un centro psichiatrico, sottoposta a continui interrogatori da parte dell’agente Reed e della dottoressa Sloan. Vogliono conoscere quanto accaduto a Olivia nei mesi in cui è stata rapita da Caleb. La polizia vuole rintracciare Rafiq & company, e mettere fine alla tratta delle schiave, e non solo. Ci sono una lista infinita di crimini che pendono sulle loro teste.

Ed ecco, che è un continuo salto tra presente e passato. Un presente in cui Livvie è dilaniata dal dolore, dall’assenza di Caleb. Come si fa ad avere a cuore una persona che, in realtà, ti ha distrutto? Eppure la protagonista racconta ogni attimo trascorso con il suo aguzzino, col cuore pieno di amore, e con la sofferenza nell’anima, sapendo che non lo rivedrà mai più.

“Volevo Caleb. Sapevo che era da stupidi. Sapevo che era una persona orrobile, che aveva fatto cose orribili. Sapevo che non meritava me né il mio amore. Non mi importava. Durante il tempo passato assieme, mi ero innamorata del mio carceriere. Mi ero innamorata del suo odore e del suo sapore. Il suo sorriso, la gentilezza, e sì, perfino la sua crudeltà perché sapevo che era una parte di lui.”

Livvie racconta ogni secondo trascorso, ogni avvenimento, nomina tutte le persone incontrate. Trascorre giorni oscuri, durante i quali deve ubbidire agli ordini impartiti da Caleb. Deve sottostare alle richieste di chi ha di fronte. Testa bassa, in ginocchio, zitta…
Ma Livvie non è una “Gattina” sottomessa. Cerca di resistere, e di far capire a tutti che non sarà mai addomesticata. E disubbidire fa male, sia nel fisico che nell’anima. Deve tentare di entrare nella mente di Caleb, per anticiparne le mosse.
“Era la loro danza: lei si ribellava, lui le faceva del male, lei piangeva e lui si sentiva da schifo.”
E questa sua forza, mette a dura prova l’integrità di Caleb. Lo fa vacillare. Le sue cicatrici profonde derivanti dal suo passato, hanno formato un’armatura attorno al suo cuore. Ora Livvie stava ribaltando il suo mondo. Stava mettendo in dubbio tutto il suo modo di essere e di pensare. Guardava i suoi occhi, tentando di capire che cosa Livvie potesse vedere in lui. Perché lui era ed è un mostro. Poteva mai avere un’anima?

“Viveva al presente, senza l’angoscia della fantasia. Ma adesso fantasticava. Fantasticava di essere l’uomo che poteva dare a Livvie ciò che voleva. L’uomo che lei avrebbe potuto… Ma tu non sei quell’uomo, o no?”

È una storia che vi consuma durante la lettura. Il senso di colpa, la gelosia, il dolore, ed alla fine la disperazione arrivano a scorrervi nelle vene. E vi porrete mille e mille domande. Proverete il bisogno di scappare da tutte questi stati d’animo.
Non vi nego che a metà del libro ho dovuto staccare e posare il mio e-reader, perché l’irritazione e l’inquietudine avevano preso il sopravvento.
Se con il primo libro, vi siete sentite leggermente distrutte, leggendo Dark red vi troverete devastate poiché sarete voi in alcuni momenti Livvie ed in altri Caleb. Non potete fare altrimenti. Per apprezzare questo libro si deve avere la capacità di aprire la mente ai personaggi e “viverli”.
Eppure, care le mie Rumorine, Livvie e Caleb ci ricordano che quello che siamo, è il risultato di tutti gli eventi passati nella nostra vita. Resta a noi decidere il potere che vogliamo dare al male che ci viene inferto, a volte gratuitamente. Siamo noi gli attori della nostra vita. E nel momento in cui si arriva di fronte al bivio, la scelta dipende solo da noi stessi. Il bene ed il male. La vita e la morte. La gioia ed il dolore. L’amore e l’odio. Sembra facile, ma in realtà è maledettamente e tremendamente difficile.

“Voleva che scegliessi le mie battaglie, anche se erano contro di lui. Voleva che sopravvivessi.”

CJ Roberts vi mette ko. E sono convinta che alcuni lettrici non apprezzeranno alcune scelte narrative. Ci sono sceme estreme, le quali potrebbero non essere ben accettate. Non voglio spoilerare, ma vi dovete aspettare anche pagine intrise di violenza.
A mio avviso, questo secondo libro poteva essere alleggerito, in quanto la scrittrice si è un pochino dilungata. Forse poteva creare un volume unico assieme a Dark blue.
La storia, come per Dark Blue è narrata in prima persona per quanto riguarda Livvie, mentre in terza persona per Caleb. Rimane pertanto questa sorta di POV da ambo le parti.
Ora attendo il terzo libro, ossia il POV di Caleb previsto dalla CE per il mese di Settembre.


“E adesso tutto questo. Un limbo. Uno stato esistenziale che non aveva mai provato prima. Si sentiva incapace di agire a causa di ciò che era successo, a causa di ogni cosa, perché per quanto incasinato fosse in passato, aveva perso il controllo. Ora la situazione era insostenibile. La loro continua esistenza uno accanto all’altro avrebbe provocato solo altro dolore e agonia.”

Silvia

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